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“I nostri fratelli partigiani sono simbolo della libertà”

DATI
Testata giornalistica: La Stampa
Data: 03/01/2013
Argomento:
Categoria: Cronaca Locale
Autore: M. G.
Sito: www.lastampa.it
Email: novara@lastampa.it
La Stampa

“I nostri fratelli partigiani sono simbolo della libertà”
A Borgomanero e Cressa due giorni per ricordare Mora e Gibin


E’ il più grande cruccio della mia vita, quello di essere stata lontana quando mio fratello è stato ucciso dai nazifascisti. Ma anche questa volta, alle manifestazioni per ricordare Enzo ed Ernesto ed il loro sacrificio ci sarò, nonostante l’età e gli acciacchi: non posso mancare».
Ercolina Gibin ha 86 anni, il marito Piero Mora a giugno ne compirà 94. Sono la memoria storica della Resistenza a Borgomanero e soprattutto dei fatti che ebbero come protagonisti i loro rispettivi fratelli, Enzo Gibin ed Ernesto Mora. Domani e domenica Borgomanero e Cressa dedicheranno due giorni di iniziative per ricordare le figure dei due amici partigiani.
E’ il 23 febbraio del 1945, Enzo ha 19 anni, Ernesto 21: sono partigiani garibaldini della «Volante Loss» e gli è stato affidato un compito difficile, catturare il comandante fascista Roncarolo, noto per le torture a cui sottoponeva i partigiani che venivano catturati.
Mora e Gibin sanno che Roncarolo passerà davanti all’ospedale e lì lo aspettano, appostati: il capitano fascista viene infatti intercettato e catturato insieme ad un brigadiere della Repubblica Sociale.
Una pattuglia della Folgore viene avvertita e si mette alla caccia dei due partigiani, che vengono sorpresi alle porte di Borgomanero; nella sparatoria i prigionieri fuggono e Gibin viene ferito ad una gamba. Il tentativo di Mora di porta all’ospedale il compagno fallisce: i fascisti li catturano, e Mora viene trascinato per le vie della città a calci e pugni. A Cressa il colonnello dei fascisti, Festi, decide di dare una punizione esemplare: i due partigiani vengono trasferiti nella sede dell’ex consorzio agrario e massacrati di botte, poi fucilati. A Gibin viene squarciato il petto per strappargli il cuore.
«Noi in quel periodo - racconta Ercolina Gibin - eravamo tornati in Veneto, perché a Borgomanero non avevamo niente, facevamo la fame ed Enzo ci aveva raccomandato di tornare dai nostri parenti. Sapevamo che in campagna ci saremmo sfamati. Abbiamo saputo quello che è accaduto dopo la Liberazione, quando siamo tornate qui, con un viaggio allucinante, sui camion; ci hanno scaricato a Novara e mentre stavamo aspettando un passaggio una signora si avvicina e ci racconta di quello che era successo a Borgomanero. Enzo ed Ernesto si sono sacrificati in nome della libertà, il loro ricordo non si potrà mai spegnere».
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